Riabilitazione estetica con Maryland Bridge come alternativa di valore alla terapia implantare

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Fig. 1-5 Biotipo gengivale abbastanza sottile e recessioni su 1.1, 2.1, 2.3
Fig. 1-5 Biotipo gengivale abbastanza sottile e recessioni su 1.1, 2.1, 2.3
Fig. 1-5 Biotipo gengivale abbastanza sottile e recessioni su 1.1, 2.1, 2.3
Fig. 1-5 Biotipo gengivale abbastanza sottile e recessioni su 1.1, 2.1, 2.3
Fig. 1-5 Biotipo gengivale abbastanza sottile e recessioni su 1.1, 2.1, 2.3
Fig. 6 – La linea del sorriso è medio/alta
Fig. 7 – Esame radiologico preliminare
Fig. 8 – Provvisori in composito
Fig. 9 – Provvisori in composito
Fig. 10 – Alla rimozione del vecchio Maryland, le zone di pontic sono solo minimamente condizionate
Fig. 11 – Le papille interdentali non sono ben rappresentate. Lieve ischemia sugli elementi a cassetta
Fig. 12 – Le nuove papille e la copertura delle recessioni
Fig. 13 – I tessuti e il condizionamento delle parabole gengivali sono idonei alla finalizzazione del caso
Fig. 14 – I tessuti e il condizionamento delle parabole gengivali sono idonei alla finalizzazione del caso
Fig. 15 – Si corregge leggermente la formadel 1.3 e del 2.1 in modo da armonizzare le linee
Fig. 16 – Si corregge leggermente la formadel 1.3 e del 2.1 in modo da armonizzare le linee
Fig. 17 – Si corregge leggermente la formadel 1.3 e del 2.1 in modo da armonizzare le linee
Fig. 18 – Si corregge leggermente la formadel 1.3 e del 2.1 in modo da armonizzare le linee
Fig. 19 – Si corregge leggermente la formadel 1.3 e del 2.1 in modo da armonizzare le linee
Fig. 20 – Il materiale scelto per la riabilitazione è un disilicato di litio su cui è stratificata una ceramica feldspastica ad alta resa estetica
Fig. 21 – Il materiale scelto per la riabilitazione è un disilicato di litio su cui è stratificata una ceramica feldspastica ad alta resa estetica
Fig. 22 – I due maryland Bridge sono stati cementati con un composito a polimerizzazione duale
Fig. 23 – I due maryland Bridge sono stati cementati con un composito a polimerizzazione duale
Fig. 24 – I due maryland Bridge sono stati cementati con un composito a polimerizzazione duale
Fig. 25 – I due maryland Bridge sono stati cementati con un composito a polimerizzazione duale
Fig. 26 – Riabilitazione integrata e armonica con la bocca della paziente, pienamente soddisfatta del risultato ottenuto
Fig. 27 – Riabilitazione integrata e armonica con la bocca della paziente, pienamente soddisfatta del risultato ottenuto
Fig. 28 – Riabilitazione integrata e armonica con la bocca della paziente, pienamente soddisfatta del risultato ottenuto
Fig. 29 – Riabilitazione integrata e armonica con la bocca della paziente, pienamente soddisfatta del risultato ottenuto

Anche se l’aspetto funzionale masticatorio è uno dei primi e più importanti obiettivi per il dentista, l’estetica del sorriso è senza dubbio uno dei motori principali che spinge i pazienti a sottoporsi a trattamenti lunghi e costosi come può essere l’ortodonzia. In questo ambito i casi di agenesia dei laterali superiori rappresentano per il professionista delle sfide in cui la pianificazione ortodontica culmina imprescindibilmente con una collaborazione gomito a gomito con il chirurgo e il protesista nelle fasi di finalizzazione del trattamento. Alla nostra osservazione si è presentata una paziente di 23 anni che necessitava di riabilitare l’estetica del sorriso compromessa dall’agenesia dei due incisivi laterali superiori. La paziente era già andata incontro a terapia ortodontica fissa, nello studio di un collega, che aveva consentito di compensare la differenza trasversale tra le arcate superiore e inferiore, ma alla rimozione dell’apparecchio ortodontico la convergenza delle radici di incisivi centrali e canini impediva la riabilitazione impiantare che avrebbe rappresentato la scelta di elezione. All’esame obiettivo si può notare un biotipo gengivale abbastanza sottile e delle recessioni su 1.1, 2.1 e 2.3 probabilmente dovute alla vestibolarizzazione degli elementi (Figg. da 1 a 5). L’overbite è abbastanza ridotto e la linea del sorriso è medio/alta, con un display dell’intera altezza delle corone cliniche (Fig. 6). All’esame radiologico preliminare (Fig. 7) si può notare la convergenza delle radici che impedisce l’inserimento di impianti e le ritenzioni dei due Maryland provvisori in composito eseguiti probabilmente alla poltrona, che non soddisfano le aspettative estetiche della paziente per il colore e la disarmonia delle parabole gengivali. Visto il rifiuto della giovane paziente di intraprendere nuovamente una riabilitazione ortodontica, si decide di realizzare dei nuovi ponti adesivi Maryland in disilicato di litio previo condizionamento adeguato dei tessuti molli e copertura delle recessioni presenti sui centrali e sul canino di sinistra. La ricopertura delle radici è stata ottenuta con un lembo avanzato coronalmente con la tecnica del Prof. Zucchelli e un innesto connettivale dal palato suturato in sede di 1.1 e 2.1 per ottenere un maggiore spessore e una maggiore predicibilità del risultato ottenuto. Si è preferito in prima battuta non rimuovere il vecchio Maryland per non dover gestire la cementazione del provvisorio e la compressione delle cassette in questa fase delicata. A guarigione avvenuta, a circa 4 mesi dall’intervento, il vecchio restauro è stato definitivamente rimosso dalla sua sede e sono stati realizzati dei provvisori in composito (Figg. 8 e 9) cementati in sede con un cemento vetroionomerico, che pur non garantendo l’adesione ottimale si prestava alle necessarie revisioni in fase di condizionamento dei tessuti molli. Si può notare dalla figura 10 come al momento della rimozione del vecchio Maryland le zone di pontic sono solo minimamente condizionate. Il corretto rapporto dento-gengivale è stato ricercato con un progressivo incremento della compressione delle cassette, aiutato da una iniziale gengivoplastica con una fresa diamantata fino ad ottenere la dimensione delle corone cliniche voluta. Si nota infatti come al momento della prima cementazione del restauro provvisorio (Fig. 11 ) le papille interdentali non sono ben rappresentate e c’è una lieve ischemia sugli elementi a cassetta. Già a distanza di 30 giorni dalla cementazione il risultato è notevolmente migliorato (Fig. 12) e si possono apprezzare le nuove papille e la copertura delle recessioni. Dopo circa 6 mesi dall’intervento la maturazione dei tessuti e il condizionamento delle parabole gengivali è stato ritenuto idoneo alla finalizzazione del caso (Figg. 13 e 14). Dopo la rimozione del provvisorio sono state prese le impronte di precisione in polietere degli elementi dentari e sono state realizzate le cerature diagnostiche degli elementi finiti. Da queste è stato possibile valutare l’opportunità di correggere leggermente la forma del 1.3 e del 2.1 in modo da armonizzare le linee (Figg. da 15 a 19). Il materiale scelto per la riabilitazione è un disilicato di litio su cui è stratificata della ceramica feldspatica ad alta resa estetica (Figg. 20 e 21). La cementazione adesiva di questi restauri prevede obbligatoriamente l’isolamento del campo con diga di gomma, gli elementi dentari sono stati quindi ripuliti dai residui di cemento e lo smalto è stato leggermente irruvidito mediante sabbiatura della superficie. Il trattamento dei denti è stato eseguito con la classica tecnica a tre passaggi omettendo la fase di priming in quanto si tratta di una adesione al solo smalto. I restauri sono invece stati mordenzati con acido idrofluoridrico e risciacquati con alcool al 97% in ultrasuoni per 5 minuti, dopo la silanizzazione è stato applicato lo stesso bonding usato per gli elementi dentari. I due Maryland Bridges sono quindi stati cementati con un composito a polimerizzazione duale (Figg. da 22 a 25). Come previsto dalla progettazione in fase di ceratura, sono state corrette anche piccole disarmonie di forma “gonfiando” la faccia mesiale dell’elemento 1.3 e la faccia distale dell’elemento 2.1 con piccoli incrementi realizzati direttamente in composito. A restauri cementati si è deciso di sbiancare leggermente gli incisivi centrali per dare una maggiore luminosità al sorriso; è stato quindi eseguito un trattamento alla poltrona con perossido di idrogeno al 40% per 10 minuti. Dalla foto finale si nota come i profili cervicali maturi abbiano subito un piccolo rimbalzo in direzione apicale, ma ciò era previsto, in quanto la recessione non è di natura parodontopatica ma probabilmente dovuta alla vestibolarizzazione eccessiva degli elementi; ad ogni modo, l’aspetto trofico dei tessuti ci fa ben sperare per la loro stabilità nel futuro. Con una terapia minimamente invasiva e lavorando con passione intorno alle difficoltà che il caso ci presentava è stato possibile realizzare una riabilitazione perfettamente integrata e armonica con la bocca della paziente, che è pienamente soddisfatta del risultato ottenuto (Figg. da 26 a 29).

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