Risoluzione con ripristino di funzione ed estetica di un primo molare superiore

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Fig. 1 Lastra verifica osteo-integrazione
Fig. 2 Impronta
Figg. 3 e 4 Dettaglio impronta
Figg. 3 e 4 Dettaglio impronta
Fig. 5 Modello
Fig. 6 Dettaglio modello
Fig. 7 Montaggio modello superiore
Fig. 8 Montaggio modello inferiore
Fig. 9 Modello con pilastro inserito
Fig. 10 Dettaglio modello con pilastro
Fig. 11 Scarto gesso con bisturi
Fig. 12 Scarto gesso
Fig. 13 Preparazione sottostruttura in resina
Fig. 14 Dettaglio resinatura
Fig. 15 Dettaglio resinatura
Fig. 16 Sottostruttura rifinita
Fig. 17 Tacco gesso, con analogo Prama, con pilastro inserito sul quale si effettuerà la scannerizzazione
Fig. 18 Struttura in zirconia rifinita ed inserita sul moncone
Fig. 19 Dettaglio struttura
Fig. 20 Stain Universal, Kulzer Sri
Fig. 21 Prima cottura super colori
Fig. 22 Verifica contatti mesio-distali
Fig. 23 Dettaglio modello
Figg. 24 e 25 Dettaglio
Figg. 24 e 25 Dettaglio
Figg. 26 e 27 Particolare corona
Figg. 26 e 27 Particolare corona
Figg. 28 Controllo su paziente
Fig. 29 Cementazione
Fig. 30 Visione frontale
Figg. 31  Controllo ad una settimana

Dr. Giomaria Cabras, Odt. Roberto Loi

Di seguito la presentazione di un case report di protesizzazione su impianto di un primo molare superiore di destra 1.6 (Fig. 1). La paziente, una donna di 45 anni che non presenta alcuna patologia sistemica, ci ha richiesto la sostituzione protesica del 1.6 perduto a causa di una frattura verticale 3 anni fa. L’impianto utilizzato è un Prama con diametro 4.25 mm e lunghezza 10 mm che è stato inserito dopo aver eseguito un mini rialzo di seno mascellare. Dopo l’inserimento dell’impianto, prima di rilevare le impronte, abbiamo atteso 4 mesi, per essere sicuri di aver ottenuto una completa osteo-integrazione. L’impronta è stata presa con una tecnica mono fase bi-componente con un heavybody e un lightbody (Fig. 2), il primo posizionato sul porta impronte, il secondo direttamente sulle aree di maggior interesse per quanto riguarda la lettura dei dettagli del cavo orale della paziente. Il materiale utilizzato è Flexitime (Kulzer Srl), un silicone per addizione (Figg. 3 e 4). Trattandosi di un impianto Prama, la tecnica di restauro ideale è la B.O.P.T. Iniziamo il nostro operato con lo sviluppo dei modelli. Sottoporremo l’impronta in silicone ad un lavaggio con acqua ossigenata al 3% (per eliminare eventuali residui di sangue) e a un lavaggio con acqua e gesso per ridurre la tensione superficiale. Dopo un intenso risciacquo sotto acqua corrente, sviluppiamo il modello utilizzando il gesso T6 (Techim Group Srl) (Figg. 5 e 6). Il materiale utilizzato è Flexitime (Kulzer Srl), un silicone per addizione (Figg. 3 e 4). Trattandosi di un impianto Prama, la tecnica di restauro ideale è la B.O.P.T. Iniziamo il nostro operato con lo sviluppo dei modelli. Sottoporremo l’impronta in silicone ad un lavaggio con acqua ossigenata al 3% (per eliminare eventuali residui di sangue) e a un lavaggio con acqua e gesso per ridurre la tensione superficiale. Dopo un intenso risciacquo sotto acqua corrente, sviluppiamo il modello utilizzando il gesso T6 (Techim Group Srl) (Figg. 5 e 6). Con una matita segniamo il margine gengivale sul modello; col bisturi iniziamo a scartare il gesso intorno all’analogo per aumentare lo spazio per l’emergenza della corona, evitando di toccare le zone segnate precedentemente (Figg. 11 e 12). Quindi effettuiamo delle coulisse anti-rotazione sul moncone e prepariamo una sottostruttura in resina per rendere la ceratura più stabile nelle fasi di inserzione e disinserzione dal moncone (Figg. da 13 a 16). La fase successiva consiste nella realizzazione di una ceratura diagnostica. Dopo aver effettuato tutte le verifiche in articolatore, passiamo alla chiusura marginale. Togliamo il manufatto in cera dal modello e posizioniamo moncone e ceratura su un altro analogo; andremo a chiudere circa 1 mm al di sotto del margine gengivale con un’inclinazione di circa 45°. L’impianto Prama ha la caratteristica che, in base all’altezza del suo posizionamento, si può chiudere sia sul moncone o, meglio ancora, sul collo dell’impianto stesso. In questo caso specifico, effettueremo la chiusura sul collo dell’analogo. Infine aggiungiamo cera nelle zone dei contatti mesiali e distali. Si conclude così la fase di modellazione. Se fino a qualche mese fa avremmo effettuato fusioni, rifiniture di metalli e ceramizzazioni varie fino a lavoro ultimato, oggi, nel nostro laboratorio, la parte manuale ha lasciato il posto alle nuove tecnologie CAD-CAM. Grazie a queste tecnologie e alla digitalizzazione dei casi, non siamo più costretti a respirare polveri e fumi nocivi. A seguito della ceratura diagnostica effettuata, la scannerizzazione viene ridotta a pochi passaggi:

  1.    scannerizzazione modello (Fig. 17)
  2.    scannerizzazione ceratura
  3.    scannerizzazione moncone.

Le ultime due fasi, fresatura e sinterizzazione, completano la parte strutturale. Per quanto riguarda la sinterizzazione preferiamo aumentare di qualche grado le temperature indicate dalla casa produttrice per ottenere una zirconia ancor più traslucente. In questo caso specifico abbiamo utilizzato zirconia Katana multi strato (Noritake) (Figg. 18 e 19). Dopo aver inserito la corona nel modello ed aver verificato i contatti mesiali, distali ed occlusali con carta d’articolazione di spessore 8 micron, passiamo alla caratterizzazione cromatica superficiale. Solitamente i ritocchi sono pochissimi; infatti le differenze tra ceratura diagnostica e struttura sono minime. Per quanto riguarda la caratterizzazione cromatica, abbiamo utilizzato gli Stain Universal (Kulzer Srl) e specificatamente i colori: Sunset, Corn, White, E.N. Pearl e Maroon (Fig. 20). Abbiamo applicato il Sunset nella zona cervicale della corona e salendo fino all’equatore si schiarisce con il Corn. Applichiamo White dall’equatore fino al tavolato occlusale. Dopo aver effettuato qualche caratterizzazione occlusale con le masse E.N. Pearl e Maroon, procediamo con la messa in forno a 910°, con salita 45°/minuto, raffreddamento lento con apertura a 500° e durata di cottura di circa 25 minuti. Qualora fossero necessarie aggiunte di ceramica, utilizziamo Creation Zi-Ct. Dopo gli ultimi controlli si eseguirà una cottura di lucentezza e successivamente una lucidatura manuale al banco (Figg. da 21 a 27). Il lavoro finito viene inviato allo studio (Figg. da 28 a 31). Questo manufatto è stato prodotto in un periodo di tempo molto contenuto rispetto alle procedure artigianali precedenti, con un buon risultato sia estetico che strutturale.

 

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