Strumenti rotanti al Ni-Ti per la preparazione del sistema dei canali radicolari

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La lega Ni-Ti ha rappresentato un punto di svolta nella storia dell’ endodonzia infatti ha permesso la costruzione e la produzione di nuovi strumenti endodontici sia manuali che rotanti con caratteristiche nettamente superiori rispetto agli strumenti in a

Le leghe Ni-Ti usate in Odontoiatria presentano una composizione equiatomica di Ni e Ti, corrispondenti al 55% in massa di Ni e al 45% in massa di Ti (3).
Le proprietà principali di questa lega sono la memoria di forma e la superelasticità ( o pseudoelasticità ) anche se in endodonzia la prima caratteristica non è sfruttata.
La superelasticità o pseudoelasticità invece è particolarmente utile poiché conferisce alla lega la capacità di flettersi ed adattarsi alla conformazione del canale, consentendo allo strumento di sagomare in rotazione e mantenendo una posizione centrata anche in presenza di curvature accentuate, in questo modo si minimizza la forza di ritorno elastico (restoring force) e i suoi effetti negativi (perforazioni, stripping e intasamenti) sulla traiettoria originaria del canale, tipica degli strumenti d’ acciaio. Il comportamento superelastico o pseudoelastico dipende da un cambiamento di organizzazione cristallina. Nella lega Ni-Ti sono presenti tre fasi cristalline:

1) Austenitica: struttura cristallina a reticolo cubico compatta, più stabile e resistente, ma meno elastica.

2) Martensitica: struttura cristallina a reticolo esagonale compatta, più duttile, ma meno resistente e stabile.

3) Intermedia o fase R (romboedrica): a sua volta composta da una serie di fasi intermedie che si trasformano l’ una nell’ altra, senza variazione di forma cristallografica.

La lega Ni-Ti allo stato di riposo o a temperatura ambiente si trova nella fase austenitica e nell’ intermedia R, ma se sottoposta a sollecitazioni meccaniche o termiche, cambia fase cristallina. Al cessare delle sollecitazioni la lega torna alla fase iniziale, più stabile e resistente, ma meno elastica (4).
Nonostante l’utilizzo della lega Ni-Ti implichi una serie di vantaggi, l’uso di questi strumenti rotanti in Endodonzia comporta un eventuale e maggiore rischio di frattura rispetto all’utilizzo dei file in acciaio (5). La frattura di uno trumento rotante dipende il più delle volte da stress da torsione e da stress da flessione (6).
Numerosi sono gli strumenti in Ni-Ti oggi disponibili sul mercato, in questo lavoro si è voluto testare un nuovo set di strumenti rotanti in Ni-Ti, i Revo-S della Micro-Mega (Fig. 1-2-3) in quanto il loro impiego nei trattamenti endodontici si è rivelato molto efficace.

Caratteristiche dei Revo-S:

La principale caratteristica di questi nuovi strumenti è la sezione trasversale asimmetrica (Fig. 4-5) presente in tutta la serie tranne nell’ SC2 (Fig. 6). La sezione trasversale asimmetrica presenta tre margini taglienti situati su tre diversi raggi: R1, R2 e R3. Questa sezione permette una riduzione del contatto delle lame sulla dentina diminuendo gli stress torsionali sullo strumento inoltre incrementa il volume tra le lame per eliminare più efficacemente i detriti e garantisce una maggiore flessibilità consentendo così una maggiore abilità nel negoziare canali radicolari con curvature accentuate. Tutti gli strumenti presentano un angolo di taglio positivo ed una punta arrotondata non attiva.
Il primo strumento della serie è l’ SC1 (Fig.7-8-9) che presenta la caratteristica sezione trasversale asimmetrica, diametro in punta 0.25 e conicita del 6% con parte lavorante ridotta. L’SC1 viene utilizzato solo per sagomare il terzo coronale e il terzo medio. Il secondo strumento è l’ SC2 (Fig. 10), l’unico strumento della serie con sezione trasversale simmetrica. Esso presenta diametro in punta 0,25 e conicità del 4%, la sua sezione equilatera assicura una penetrazione centrata fino alla regione del terzo apicale permettendo così di rispettare l’ anatomia originaria di questa delicata zona. L’ SC2 viene utilizzato per sagomare il canale radicolare fino alla lunghezza di lavoro.
L’ SU, il terzo strumento della serie con sezione trasversale asimmetrica, presenta diametro in punta 0,25 e conicità del 6% e viene utilizzato per sagomare il canale radicolare alla lunghezza di lavoro raccordando l’ operazione effettuata in precedenza dall’ SC1 e l’ SC2 (Fig. 11).
Infine vi sono gli ultimi strumenti della serie, AS 30, AS 35 e AS 40, sempre con sezione trasversale asimmetrica che servono per sagomare canali radicolari con apici di maggiori dimensioni.

Utilizzo dei Revo-S:

I Revo –S devono essere usati ad una velocità di 350 rpm con movimenti di va e vieni eseguendo delle brevi escursioni di pochi mm, il valore del torque deve essere basso (compreso tra 0,4-0,9 Ncm) e devono lavorare in modo circumferenziale. La pressione da esercitare durante il loro utilizzo deve essere minima e costante. La pressione così ridotta aiuta a prevenire separazioni dello strumento da un lato e riduce la formazione di gradini e false strade dall’ altro (7). Inoltre non devono mai lavorare in canali asciutti in quanto devono essere sempre riempiti di irrigante (NaoCl o EDTA) e devono essere ritirati dai canali frequentemente per permettere la rimozione dei detriti tra le spire.

Sequenza operativa:

Effettuata una o più radiografie pre-operatorie eseguite con la tecnica dei raggi paralleli e stabilito quindi un corretto piano di trattamento si procede all’ isolamento dell’ elemento dentario in questione con diga di gomma e si esegue un’ adeguata cavità d’ accesso sotto ingrandimento e illuminazione. Dopo aver esaminato attentamente il pavimento della camera pulpare ed individuati tutti gli orifizi canalari si procede alla fase successiva ossia il sondaggio del sistema dei canali radicolari. Dalla rx pre-operatoria viene calcolata una lunghezza di lavoro approssimativa (sottraendo 2 mm per compensare la distorsione radiografica) e questa misura viene trasferita ai kfile 0.08, 0.10 e 0.15 per il sondaggio. Riempita la camera con NaoCL e precurvati i file si passa alla loro introduzione all’ interno dei canali radicolari senza alcuna pressione fino al punto di impegno.
Ora è possibile utilizzare l’ SC1 per eliminare le interferenze del terzo coronale. A questo punto si procede a calcolare la lunghezza di lavoro effettiva con l’ aiuto di un localizzatore apicale e a confermarla per mezzo di una rx portando all’ apice i k-file 0.10, 0.15 e 0.20. Finita la strumentazione
manuale si passa all’ uso dei Revo-S. Prima di tutto viene fatto lavorare l’ SC1 nel terzo coronale e nel terzo medio del canale radicolare, si procede
con l’ introduzione di un K-file 0.10 per stabilire la pervietà, poi viene portato l’ SC2 all’ apice seguito sempre da un K-file 0.10 ed infine si utilizza l’ SU portandolo sempre all’ apice per raccordare il lavoro svolto dall’ SC1 e dall’ SC2. Si può passare ora alla misurazione dell’ apical gauging. Se il diametro apicale corrisponde a 0.25 si può otturare con guttaperca termoplasticizzata usando la tecnica che si ritiene più idonea, se invece il diametro apicale è maggiore di 0.25 si passa all’ utilizzo degli strumenti AS 30, AS 35 o AS 40, naturalmente in combinazione con la strumentazione viene utilizzato per la detersione del sistema dei canali radicolari NaoCL al 5.25% riscaldato a 45° ed EDTA al 17%. Di seguito vengono illustrati dei casi clinici eseguiti con la tecnica precedentemente descritta

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