Terapia endodontica e antibiotici

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odontoiatra.it, antibiotici
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La diffusione di ceppi batterici multiresistenti ai farmaci è ormai un problema di salute pubblica di dimensioni globali. Le mutazioni genetiche di questi microrganismi sono state in parte attribuite all’eccessiva e impropria prescrizione di antibiotici da parte dei medici. I dentisti sono stati ugualmente additati per aver favorito l’esacerbarsi della situazione, a causa dei farmaci prescritti per prevenire e combattere le infezioni orofacciali, in particolare in ambito endodontico. Le inappropriatezze prescrittive e la scarsa aderenza terapeutica dei pazienti sono andate avanti per molti anni e non si può dire che la recente maggiore consapevolezza abbia improvvisamente interrotto questi comportamenti. «Di conseguenza, ogni odontoiatra dovrebbe essere informato riguardo alle esatte condizioni cliniche che consigliano la prescrizione di antibiotici», affermano Anita Aminoshariae e James C. Kulild deH’American Board of Endodontics, che hanno fatto una ricerca in letteratura proprio per identificare metodologie scientifiche basate sull’evidenza che possano aiutare a prescrivere in modo appropriato gli antibiotici per le infezioni endodontiche o per il dolore. La revisione si è focalizzata su due situazioni cliniche che comportano abitualmente l’utilizzo di antibiotici sistemici: la somministrazione prima o dopo il trattamento per prevenire il dolore pulpare e periapicale e flare up che si possono riscontrare dopo il trattamento endodontico. In letteratura sono stati individuati cinque studi randomizzati e controllati verso placebo. Il primo risale al 1991, quando Richard Walton e Jane Chiappinelli hanno preso in esame 80 pazienti con necrosi pulpare e parodontite periapicale asintomatica: la penicillina somministrata dopo il trattamento endodontico non ha prodotto alcuna riduzione del dolore. Tre anni dopo un risultato analogo è stato ottenuto da Ashraf Fouad e colleghi su 40 soggetti con pulpite necrotica e parodontite periapicale sintomatica oppure con ascesso apicale acuto. Nel 2000 Douglas Nagle, su pazienti con pulpite irreversibile sintomatica non trattata ha somministrato la penicillina prima del trattamento, ma anche in questo caso senza ottenere riduzioni del dolore superiori al placebo. Gli ultimi due trial clinici considerati risalgono invece al 2001 e sono stati coordinati rispettivamente da Mark Henry e da Leigh Pickenpaugh che, su 41 e 70 partecipanti con pulpite necrotica e parodontite periapicale, hanno somministrato nel primo caso penicillina prima del trattamento senza riuscire ad alleviare il dolore più che nel gruppo di controllo e nel secondo amoxicillina a trattamento ultimato non ottenendo alcuna influenza nell’incidenza di flare up endodontici. Gli autori della revisione non potevano che concludere sconsigliando l’utilizzo di antibiotici sistemici, che «generalmente non sono indicati nei trattamenti endodontici per alleviare il dolore o diminuire la presenza di infezioni; una diagnosi accurata e un trattamento en-dodontico efficace saranno in linea di massima sufficienti per ridurre il numero di microrganismi perché si produca una normale guarigione». Il risultato è in linea con altre revisioni dello stesso tipo che, pur con criteri di inclusioni differenti, sono giunti a risultati analoghi, a partire da una revisione sistematica Cochrane del 2005 sul trattamento di pazienti con pulpite irreversibile fino a una ricerca condotta dal team di Mahmoud Torabinejad che ha dimostrato come gli antibiotici siano meno efficaci degli analgesici per ridurre le emergenze tra un appuntamento e l’altro.

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