TERAPIA OMOTOSSICOLOGICA E PRM

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Considerato che gli aspetti caratteriz­zanti la tiroidite di Hashimoto sono l’i- pofunzione e l’infiammazione o, me­glio, il processo autoimmune, vediamo come sia possibile influire su di essi con l’Omotossicologia. Come su accennato, la terapia sostitu­tiva provoca una serie di problemi: ol­tre agli effetti collaterali legati alla som­ministrazione di non esigue quantità or­monali, si produce un effetto negativo sull’equilibrio omeostatico della ghian­dola che finisce col non produrre più i propri ormoni.

Si induce – quindi – una veloce atrofizzazione ghiandolare: la terapia sostitu­tiva è indispensabile e non è più possi­bile sospenderla senza evidenziare mol­teplici sintomi carenziali.

– La filosofia della terapia low dose di­namizzata è totalmente opposta: non si vuole mettere a riposo la ghiandola, bensì stimolarne la residua funzionali­tà, anche perché è estremamente im­portante per il mantenimento dell’equi­librio globale e della reattività dell’in­tero organismo.

I FARMACI OMOTOSSICOLOGICI EPRM SPECIFICI DELLA TIROIDITE AUTOIMMUNE

  • Fucus compositum è il medicinale di base, il medicinale di equilibrio e di stimolo della ghiandola, ma anche il fat­tore essenziale di attivazione degli or­moni tiroidei a livello tissutale.
  • Lymphomyosot® è il drenante speci­fico della ghiandola indispensabile per la corretta attivazione della funzione della matrice.
  • Galium-Heel® è il drenante efficace non solo per riattivare la funzione con- nettivale, ma anche per l’azione anti-in- fiammatoria.
  • Coenzyme compositum è il cataliz­zatore per sbloccare i sistemi enzimati­ci nelle alterazioni della regolazione della tiroide.
  • Gianduia thyreoidea suis-lnjeel® e forte sono i medicinali low dose più in­teressanti ed utili poiché, oltre ad ave­re un’azione eutrofizzante sulla ghian­dola, permettono di agire a vari livelli.

Nell’ambito dell’organoterapia, la for­mulazione -Injeel® rappresenta l’associa­zione di diluizioni ideale per riequilibra­re globalmente la ghiandola; la formula­ zione -Injeel® forte è più indicata quan­do la ghiandola è gravemente deficitaria. A questo proposito, sin da 1971 Tétau e Bergeret, affermano che in questa ma­lattia il derivato di organo di suino è di elezione poiché “da un lato frena la for­mazione di autoanticorpi (…) d’altro, sembra rompere il feed-back tra lesio­ne ed anticorpi, mediante un mecca­nismo analogo alla desensibilizzazio­ne isoterapica”.

Lo stesso Dr. Reckeweg ne evidenzia l’efficacia sotto due punti di vista:

  • la formazione di antifattori che con­trastano gli autoanticorpi causali di que­ste malattie, e
  • la neutralizzazione di questi autoan­ticorpi o l’eliminazione dei detriti cel­lulari ed enzimatici che favoriscono la formazione degli autoanticorpi.
  • Oligoel 6 è un regolatore generale con funzione trofica nei confronti del­la tiroide, sia nei casi di ipo- che di iper- funzione.

Viene somministrato in entrambi i casi, tutti i giorni nell’ipotiroidismo, una vol­ta alla settimana nell’ipertiroidismo.

  • Guna-T3 D6-D30 e Guna-T4 D6-

D30 sono ormoni omeopatizzati ad azione di stimolo (D6) o di inibizione (D30) sulla secrezione degli ormoni ti­roidei. Citochine omeopatizzate: Guna- IL4, Guna-IL8 e Guna-IL10, tutte 4CH.

Abbiamo visto precedentemente che il processo autoimmune alla base della ti- roidite di Hashimoto è provocato dall’at­tivazione dei linfociti T-helper (CD4+) specifici per gli antigeni tiroidei, da cui deriva l’attivazione dei linfociti B con produzione di anticorpi anti-tiroide.

Indipendentemente dai due meccani­smi proposti in grado di provocare que­sto processo, la distruzione dei tireoci- ti sembra dovuta in misura maggiore ai linfociti T citotossici (CD8+) attivati dai linfociti T-helper (CD4+) piuttosto che all’azione degli anticorpi.

– Già nel 1993 Erand, Wild, Garcia- Sanz et Al. pubblicarono su Science i ri­sultati di uno studio che evidenzia che l’aggiunta di IL-4 a colture di linfociti CD8+ (cellule ad attività citotossica che producono INFy) determina la compar­sa di linfociti con fenotipo CD8-CD4-, cellule non citolitiche, incapaci di pro­durre INFy e che producono grandi quantità di IL-4, IL-5 e IL-10.

L’IL-8 svolge un’azione di chemiotassi nei confronti dei linfociti T e dei granu- lociti neutrofili (N.d.R.: la chemiotassi è il movimento direzionale di una cel­lula in risposta ad un gradiente chimi­co).

L’IL-10 inibisce la produzione di citochine proinfiammatorie da parte dei linfociti T-be/per, in particolare di IL-1, IL-2, TNFa e INFy.

Questa azione inibitoria sembra dovu­ta fondamentalmente all’inibizione in­dotta dall’IL-10 sulla capacità delle cel­lule monocito-macrofagiche di presen­tare l’antigene.

Di conseguenza, sarà possibile struttu­rare una terapia efficace stimolando, nel primo periodo, la funzionalità ti­roidea e nel contempo esercitando, sempre attraverso gli organoterapici low dose di suino, un’azione anti-infiammatoria aspecifica sulle strutture ghiandolari.

Dopo questo primo periodo si agirà in modo specifico sul Sistema immunitàrio avvalendosi delle proprietà delle citochine fino a quando gli anticorpi non saranno “tornati” nei limiti di norma ed avranno reso evidente l’esaurirsi del processo autoimmune.

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