Terapie conservative

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Le terapie conservative sono etica professionale

A Parma il 6, 7 e 8 novembre, il congresso internazionale della Società italiana di endodonzia (Sie). Un folto panel di relatori garantirà un aggiornamento minuzioso e approfondito, il quale verterà su un tema chiave particolarmente sentito tra i professionisti, a cui è stato dedicato l’evento: i vantaggi biologici nel mantenimento del dente naturale. «Un concetto, una filosofia che vorrei connotasse il presente e il futuro della società: privilegiare le strategie volte a mantenere il dente naturale prima di considerare le alternative del piano di trattamento» sottolinea Pio Bertani, presidente Sie.
«In questo che ritengo un doveroso obiettivo concettuale – continua Bertani – vorrei anche che la Sie fosse promotrice in ambito scientifico e culturale di questo messaggio, non solo verso i colleghi ma anche, con il dovuto linguaggio, verso i nostri pazienti, per far comprendere loro l’importanza di conservare il patrimonio biologico rappresentato dai denti naturali e quanto la salute degli stessi influisca sulla salute generale».
Italian Dental Journal ha intervistato il dottor Bertani per approfondire tale aspetto di cruciale importanza per l’odontoiatria moderna in vista della tre giorni congressuale targata Sie.

Dottor Bertani, il prossimo congresso internazionale Sie è titolato “Vantaggi biologici nel mantenimento del dente naturale”. Quali ragioni vi hanno spinto a dedicare l’evento a questa tematica?
Devo dire che è stato un tema su cui ci siamo trovati d’accordo velocemente e in maniera condivisa. Salvare un dente naturale permette anche di conservare tutto il sistema anatomico che lo supporta e mantenerne forma, volume e funzione è un enorme vantaggio per il paziente: un dovere imprescindibile, direi, al quale il professionista non può derogare.

A suo parere l’odontoiatra, in generale, ha una scarsa propensione al concetto di mantenimento, prediligendo, cioè, un approccio più “invasivo” nella cura del paziente?
Non direi proprio. Basta sfogliare i pieghevoli dei congressi futuri per constatare quante volte appaia il tema “odontoiatria minimamente invasiva”. Una tendenza doverosa, più che una moda. Chiaramente resa possibile dall’evoluzione delle tecniche e dei materiali che permettono di lavorare i tessuti con delicatezza e precisione sempre maggiori. Processi ed evoluzioni verificatisi, per esempio, anche in campi come la meccanica, che hanno consentito la riduzione degli spessori delle strutture con migliorate capacità di sopportazione dei carichi. Quindi la tecnologia è venuta incontro alla sensibilità verso questa problematica maturata nel tempo dalla nostra categoria.

Oltre ai vantaggi per il paziente, derivanti dal mantenimento degli elementi dentali naturali, vuole ricordarci quali sono quelli per il professionista?
I vantaggi per i pazienti sono innegabili, ma anche i professionisti ne traggono. Primo, ci sono ovvie motivazioni morali, poi ritengo che la gestione di un dente naturale sia per molti versi anche più semplice, prevedibile e codificata rispetto ai suoi sostituti.

A proposito di fallimento del trattamento endodontico, quali sono le principali cause a determinarlo?
Le percentuali di successo nelle terapie endodontiche oggi raggiungono numeri veramente significativi, spesso ben oltre il 90%. Ovviamente un margine di errore permane come in tutte le attività del genere umano, soprattutto quelle manuali.
Ci sono però fattori noti che influiscono sul risultato. Un corretto isolamento del campo, tramite la diga di gomma, è il primo criterio imprescindibile. È estremamente difficile e imprevedibile ottenere successo mentre la cavità che stiamo faticosamente cercando di trattare continua a inquinarsi con tutti i liquidi orali.
Poi l’utilizzo di sistemi ingrandenti, se possibile anche il microscopio, facilita moltissimo il compito dell’operatore. Strumenti in nichel-titanio, strumentazione ultrasonica, permettono di ridurre notevolmente il margine di errore.
Ovviamente, però, alla base di tutto deve esserci un corretto percorso diagnostico, senza il quale qualsiasi approccio terapeutico risulta inadeguato.

Parliamo invece delle nuove strategie restaurative che riguardano il dente trattato endodonticamente: quali sono quelle più promettenti?
Un dente trattato endodonticamente può essere riutilizzato solo dopo essere stato correttamente restaurato. Quindi questa fase è altrettanto importante per il successo quanto una corretta terapia endodontica.
La ricerca ha dimostrato quanto il modo migliore per ripristinare l’originaria e corretta funzione sia quello di sostituire le porzioni dentali andate perse con materiali più simili possibile a quelli naturali. Si è così passati progressivamente alla riduzione dell’utilizzo di materiali metallici rigidi a favore di materiali con comportamento meccanico sovrapponibile a quello di dentina e smalto: e cioè soluzioni che imitino il più fedelmente possibile la natura.

In che misura si può parlare di etica nell’ambito del trattamento endodontico?
Privilegiare il salvataggio del dente naturale rispetto alla sua sostituzione, adottare terapie endodontiche e ricostruttive poco aggressive per risparmiare preziosa sostanza dentale sana, ma anche quel complesso e importante sistema biologico che va perso quando si estrae un dente: il rispetto di tutti questi parametri costituisce l’etica nella nostra disciplina.
Un dovere morale per noi operatori, un innegabile vantaggio sotto tutti i punti di vista per i nostri pazienti.

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