Trattamento di un caso complesso di trauma dentale

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Fig. 1 Aspetto post trauma della dentatura e delle labbra
Fig. 2 Visione intraorale dei tessuti traumatizzati: risultano evidenti la frattura del processo alveolare el’estrusione di 21 e 22
Fig. 3 Visione laterale: si osserva l’impossibilità del paziente di ritrovare la precedente posizione di massima intercuspidazione spidazione
Fig. 4 Occlusalmente è visibile lo spostamento palatino del complesso dentoparodontale degli elementi 21 e 22
Fig. 5a,b Radiografia endorale (a) e ortopantomografia posttrauma(b): si osserva la frattura del processo alveolare tra 11 e 21 e tra 22 e 23
Fig. 5a,b Radiografia endorale (a) e ortopantomografia posttrauma(b): si osserva la frattura del processo alveolare tra 11 e 21 e tra 22 e 23
Fig. 6a,b Il blocco dento-alveolare è stato riposizionato manualmente previa anestesia plessica dell’area interessata
Fig. 6a,b Il blocco dento-alveolare è stato riposizionato manualmente previa anestesia plessica dell’area interessata
Fig. 7 Applicazione di una sutura con punti riassorbibili sulla lesione muco-gengivale con riposizionamento dei tessuti
Fig. 8a,b Splintaggio rigido con filo ortodontico (a) e composito (b): si possono notare gli spazi lasciati per l’igiene domiciliare
Fig. 8a,b Splintaggio rigido con filo ortodontico (a) e composito (b): si possono notare gli spazi lasciati per l’igiene domiciliare
Fig. 9 Radiografia endorale al controllo a 18 mesi dall’evento traumatico
Fig. 10a,b Aspetto postintervento extraorale (a) e intraorale (b) al controllo dopo 18 mesi: non residuano danni estetici apprezzabili.
Fig. 10a,b Aspetto postintervento extraorale (a) e intraorale (b) al controllo dopo 18 mesi: non residuano danni estetici apprezzabili.

Introduzione

Le lesioni traumatiche che colpiscono il complesso dento-alveolare sono aumen­tate in quantità significativa negli ultimi anni. In particolare, i traumi sportivi rap­presentano il 30% del totale e sono in costante aumento nella fascia di età com­presa tra 16 e 20 anni.

Gli elementi dentali più colpiti sono i frontali superiori, con incidenza maggiore nei casi di overjet > 5 mm

o  di incompetenza labiale. Dall’analisi letteratura si evince che facendo uso di dispositivi di protezione oro-facciale (intraorali e/o extraorali) la gravità dei traumi si riduce in maniera significativa. I traumi possono interessare in diverso modo i denti e le strutture di sostegno e sono diverse le classifica­zioni che vari autori hanno proposto negli anni. Tra le più conosciute si ricor­dano quelle di Ellis et al. e di Andreasen et al.

L’International Association of Dental Traumatology ha modificato le classificazioni precedenti suddividendo i traumi dento- facciali in:

  • lesioni dei tessuti molli (lacerazioni, abrasioni, contusioni);
  • fratture dentali (non complicate, complicate, fratture corono-radicolari, fratture radicolari);
  • lussazioni (concussioni, sublussazioni, lussazioni laterali, estrusioni, intrusioni, avulsioni);
  • lesioni scheletriche.

Lo scopo di questo lavoro è illustrare il trattamento di un caso clinico complesso in cui il trauma ha determinato la frattura del processo alveolare con la disloca­zione completa del complesso dento- alveolare di 21 e 22.

Gli autori dichiarano che lo studio pre­sentato è stato realizzato in accordo con gli standard etici stabiliti nella Dichiarazione di Helsinki, e che il con­senso informato è stato ottenuto da tutti i partecipanti prima del loro arruola­mento allo studio.

Materiali e metodi

Descrizione del caso

Paziente maschio, di anni 21, si presenta alla nostra osservazione riferendo un trauma sportivo avvenuto 10 ore prima, durante una partita di basket. Il paziente non indossava alcun tipo di dispositivo intraorale di protezione. All’esame obiet­tivo si evidenzia la dislocazione palatina del tessuto osseo di sostegno dei denti 21 e 22 (figg. 1-3). Gli elementi dentali e il complesso parodontale si sono spostati verso il palato, con estesa estrusione dalla sede alveolare (fig. 4). Si osserva la lacerazione della mucosa aderente e della mucosa vestibolare in vicinanza di 22. L’esame radiografico evidenzia la frattura del processo alveolare tra 11 e 21 e tra 22 e 23 (fig. 5a,b).

Trattamento

Dopo aver ottenuto il consenso infor­mato del paziente si esegue anestesia plessica con articaina 1-200.000 nella zona adiacente al trauma e si procede a ridurre la frattura dell’osso alveolare, assicurandosi di riportare manualmente il complesso dento-parodontale nella sua posizione originaria, in asse con gli altri elementi, sulla base dei riferimenti occlusali ed estetici e verificando la stabilità della posizione acquisita (fig. 6a,b).

Si applica una sutura con punti riassorbibili (Vicryl 5.0, Ethicon) sulla lesione muco-gengivale riposizionando i tessuti al fine di ottenere parabole gengivali simmetriche alla zona controlaterale, come dettato dagli attuali riferimenti estetici (fig. 7). In questi casi si rende necessario uno splintaggio funzionale, il piè rigido possibile, dei denti traumatizzati con quelli adiacenti. Lo splintaggio viene eseguito con filo ortodontico (Splintax, Ortopass) privo di qualsiasi ritorno elastico e con materiale composito (fig. 8a,b), lasciando gli spazi per una corretta igiene domiciliare che sarà effettuata con filo interdentale. Lo splintaggio à stato man­tenuto per un periodo di 6 settimane, per favorire la guarigione ossea. In questa fase à di fondamentale importanza il controllo della funzionalità statica e dina­mica: non si devono avere precontatti in posizione di massima intercuspidazione sui denti traumatizzati e si devono ridurre i contatti nei movimenti funzionali di protrusiva e lateralità. È consigliabile utilizzare una cartina metallica dello spes­sore di 8 mm (Shimstock-Foil 8m, Hanel), che evidenzia in modo inconfutabile la presenza di contatto dentale. Si prescrivono, inoltre, una terapia farma­cologica a base di amoxicillina 1 g ogni 12 ore per 6 giorni e l’applicazione, nell’area traumatizzata, di gel a base di clorexidina allo 0,5% per 2 settimane.

Risultati e conclusioni

Il paziente è sottoposto a controlli fre­quenti, ogni 3 settimane, per valutare il mantenimento della vitalità pulpare me­diante l’ausilio dei test termici di vitalità. Nei primi 6 mesi si effettuano controlli radiografici mensili per verificare la gua­rigione ossea (fig. 9a,b).

Dopo 18 mesi il paziente presenta una restitutio ad integrum della zona colpita dal trauma (fig. 10a,b). La polpa dentale si è conservata vitale in tutti i controlli e non si è resa necessaria alcuna terapia endodontica. I traumi della bocca sono in costante aumento, in particolare tra i giovani spor­tivi. In questa fascia di popolazione sa­rebbe auspicabile una maggiore informa­zione sia sulle procedure da seguire in caso di trauma dentale, perché la tempestività dell’intervento à di fonda­mentale importanza per la buona riuscita della terapia, sia sull’utilizzo dei dispositivi di protezione intraorali (bite o simili) ed extraorali, che indubbia­mente ridurrebbero gli effetti deleteri dei traumi sportivi.

 

 

 

 

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