UN COMPOSITO POLICERAMICO BIOCOMPATIBILE

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In queste righe, ci proponiamo di illustrare brevemente che cosa sono i compositi ed a cosa realmente servono. Le resine composite (i compositi), sono generalmente composte di tre, cosiddette, fasi:

UN COMPOSITO POLICERAMICO BIOCOMPATIBILE In queste righe, ci proponiamo di illustrare brevemente che cosa sono i compositi ed a cosa realmente servono. Le resine composite (i compositi), sono generalmente composte di tre, cosiddette, fasi:
1) Resina di base (fase e/o matrice organica);
2) Riempitivo inorganico minerale (fase dispersa)
3) Agente legante per l’unione della matrice con il riempitivo (fase intermodale).

La resina di base o matrice organica ?circa il 45% della massa totale del composito ed è a sua volta, costituita dall’unione di due o piùdiversi monomeri, per ottenere la viscosità che consenta l’incorporazione del riempitivo e la manipolazione del composto cosìottenuto. La presenza di monomeri diversi, non consente una previsione del comportamento del materiale nel tempo ed, è solo la sperimentazione clinica, che consente di ottenere indicazioni sulle sue caratteristiche.

La polimerizzazione è la reazione chimica che determina l’indurimento del materiale e, consente di ottenere un complesso macro molecolare al termine di una reazione a catena innescata: per energia chimica (catalizzatore+iniziatore), oppure per energia luminosa (foto-polimerizzazione).

I compositi foto-polimerizzanti hanno: minore contrazione d?indurimento, maggiore stabilità cromatica, tempo di lavorazione illimitato e minore porosità(per assenza di bolle d’aria nel loro insieme).

In commercio si trovano numerosi tipi di compositi, sia auto sia foto-polimerizzanti. Alcune caratteristiche sono però comuni:contrazione da polimerizzazione (minori in quelli foto-polimerazzanti, ma non assenti);polimerizzazione, comunque, sempre incompleta, varia dal 40% al 85%.
Nel caso della reazione di contrazione dei compositi foto-polimerizzanti, ha importanza che il metodo di lavorazione sia il più corretto possibile: l’esposizione ad una fonte di calore (tramite la lucidatura superficiale), aumenta il grado di conversione, determinando un miglioramento delle caratteristiche meccaniche (resistenza all’abrasione e durezza del materiale, ecc.).

– BIS-GMADimetacrilato di bisfenolo;
– AEGDMAEtilenglicol dimetacrilato;
– MMA Metilmetacrilat;
– TEGDMATrietilen giicol di metacrilato;
– Il tipo pi?comune ?BIS-GMA + TEGDMA in % varia.

(Quelli sopra elencati, sono i monomeri classici della matrice organica dei compositi).

Senza entrare nel merito della merceologia odontoiatrica, si ricorda soltanto che, esistono vari tipi di materiali compositi, con indicazioni d’uso diverse e particolari, fornite dai produttori. I vari compositi possiedono diversa: durezza, resistenza alla compressione, resistenza alla trazione e modulo di elasticità che determinano il loro ambito di utilizzo.

Oltre alle caratteristiche proprie diogni materiale d’otturazione, bisogna prendere in considerazione le caratteristiche dei vari adesivi dentinali, per avere la corretta adesione del materiale alle pareti della cavità cariosa. La loro presenza ?fondamentale: in loro assenza, la contrazione da polimerizzazione determinerebbe la creazione di una fessura marginale, che limiterebbe di molto la durata dell’otturazione, a causa della conseguente ed inevitabile infiltrazione di saliva e batteri. La semplice presenza di, un sottile film adesivo interposto tra materiale e pareti della cavit?cariosa, evita il problema indirizzando, l’inevitabile contrazione del materiale d’otturazione, in altre direzioni meno critiche per la tenuta del perfetto suggello.

Particolare importanza ha il metodo di lavorazione dei compositi foto-polimerizzanti: le loro particolari caratteristiche di conversione e stabilitàdel colore, sono influenzabili dalla corretta esecuzione tecnica della otturazione. Se il dentista aggiunge il materiale composito in piccoli strati successivi ed espone alla fonte luminosa ogni strato in maniera adeguata al colore del materiale, al suo spessore ed alla posizione della lampada rispetto all’otturazione stessa, il restauro avrà una maggiore durata ed un aspetto, nel tempo, assai migliore.

Ovviamente, non ci sono materiali che non si prestano a critiche. Le principali critiche rivolte ai compositi sono da mettere in relazione alle loro intrinseche e non uniformi caratteristiche tecniche ed al loro costo d?esercizio, unitamente alla maggior difficoltà tecnica per il loro corretto utilizzo.

Inoltre, questi materiali, possono anche dare una risposta di tipo allergico, per lo pi?dovuta alla presenza di monomeri non polimerizzati: la reazione allergica a questi materiali èpossibile a causa della variabile percentuale di materiale non perfettamente polimerizzato residuo (in caso di corretto utilizzo), che è di circa il 15% del totale.

Anche l’azione omeopatica del preparato è allo stesso modo, difficile da evidenziare; tuttavia ?capitato di verificare, in pazienti sensibili, una sintomatologia a causa dell’uso dei compositi.

Che sia chiaro: un composito dentale e/o una resina sintetica, che sia definibile biologica, attualmente non esiste ancora! Il composito, fotopolimerizzabile e non, il bonding o resina fluida, sono e rimangono dei prodotti di sintesi che, comunque, non rilasciano mercurio come le amalgame (sarebbe auspicabile scegliere compositi privi anche di metalli e/o di terre rare come coloranti).

E altrettanto auspicabile che il composito non sia citotossico ed il più possibile bio-compatibile. I test della citotossicità eseguiti sui compositi sono sostanzialmente tre:
1)- osservazione della lisi dei fibroblasti, messi in cultura ed incubati con il materiale in esame;
2)- osservazione della emolisi del sangue umano, per valutare la dissoluzione dei globuli rossi messi a contatto del materiale in esame;
3)- il protocollo ISO 9003, che però usa unicamente cavie animali.

L’aspetto gradevole e naturale dei compositi, nasconde un difetto che alcuni produttori si guardano bene dall’evidenziare. Alcuni scienziati americani hanno rilevato la presenza di 12 sostanze diverse, di cui alcune addirittura proibite, in particolare:
1)- idrocarburi derivati dal petrolio,
2)- metacrilato bi-fenolo,
3)- di-metacrilato di urea,
4)- soluzioni alcoliche di amine terziarie,
5)- etanolo,
6)- acido solfidrico,
7)- perossido di benzene (CANCEROGENO),
8)- floruro di bario,
9)- etile benzoico (CANCEROGENO),
10)- silicato alluminoso di litio,
11)-silicato alluminoso di bario,
12)- composti mercuriali (incostanti).

Purtroppo l’elenco è ben lungi dall’ essere completo ma, la cosa paradossale è che, vi si può trovare anche del mercurio e le sostanze sopra elencate, possono avere effetti tossici non solo per il nervo ma, anche, per i tessuti orali circostanti ed, infine, per l’organismo nel suo complesso.

Da qualche tempo si assiste a “danni iatrogeni” causate dall’impiego indiscriminato dei compositi per sostituire le amalgame, quali:

1)- necrosi della polpa (il nervo), seguite da cancrena pulpare con relativa infezione;
2)- formazioni di cisti, che necessitano talvolta l?estrazione del dente, con enucleazione chirurgica della cisti;
3)- fratture dei denti trattati inopportunamente con questi materiali;
4)- pre-contatti e/o peggio, l’assenza di contatti masticatori fisiologici.

I compositi fotopolimerizzabili, per via delle loro caratteristiche sarebbero per lo più riservati a cavità di scarsa estensione e profondità lasciando il ripristino di cuspidi, fosse, e/o della masticazione intera e/o anche di più superfici laterali contemporaneamente (linguali, palatali, prossimali), a dentisti attenti alla posturologia ed occlusione ed esperti nel corretto trattamento di questi sofisticati materiali.

Nel caso di denti molto compromessi, che sarebbe più opportuno ricoprire con corone integrali, si consiglia l’installazione di un inlay, cioè di un intarsio in resina (meglio se in PEX), polimerizzato in un fornetto a luce alogena, all’esterno della bocca.

Il PEX (epoxinfenolo) è una molecola di grado medicale, derivata dalla pratica clinica ortopedica (ricopre con uno strato microscopico la superficie delle protesi d’anca), che consente di ottenere una matrice di tipo semi-cristallino, con notevoli vantaggi in termini di stabilità elasticità resistenza e bio-compatibità.

LO sviluppo odontoiatrico di tutto ciò ha consentito di ottenere un materiale composito con caratteristiche fisico-meccaniche realmente molto simili a quelle del dente umano.

Si ?perci?finalmente ottenuto, ed è ora disponibile negli studi dentistici olistici, un materiale da ricostruzione dentale che, oltre ad essere bio-compatibile, è anche perfettamente bio-integabile

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