Vertigini di pertinenza odontoiatrica

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Sono fra le problematiche che più frequentemente ricorrono ai centri specialistici otorinolaringoiatrici e neurologici.

D’altro canto, vertigini e instanbilità posturali sono tra i sintomi lamentati con maggior frequenza da pazienti affetti da disfunzioni dell’Articolazione Temporo Mandibolare e del sistema cranio-mandibolo-vertebrale, tanto che anche in letteratura scientifica si riscontra l’indicazione a richiedere l’intervento del dentista gnatologo esperto in questo argomento in casi di pazienti vertiginosi in cui non si evidenzino motivazioni otologiche.

La vertigine si verifica per alterazione delle fisiologiche risposte che il cervello invia al sistema muscolo-scheletrico al fine di mantenere una postura stabile ed un corretto orientamento nello spazio, risposte che derivano dai messaggi che a sua volta il cervello riceve dalla Vista, dal Labirinto (parte dell’Orecchio interno deputato appunto a regolare l’equilibrio) e da recettori di postura così detti “propriocettivi” presenti in tutto il sistema muscoloscheletrico.

Di fronte a vertigini che sembrerebbero mancare di substrato anatomo-patologico, pur costituendo una “compagnia” assai sgradita per il paziente, talvolta invalidante e pericolosa nonostante la pretesa benignità, è sempre bene considerare l’ipotesi patogenetica di una disfunzione dell’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM) e del sistema cranio-mandibolo-vertebrale.

In condizioni normali, i messaggi che il cervello riceve sono coerenti fra loro: Vista, Labirinto e sistema propriocettivo descrivono al cervello la stessa situazione.

Invece, in caso di sublussazione laterale di una vertebra del collo, ad esempio, l’informazione che giunge al cervello è di anomala postura della testa (è infatti con l’inclinazione del capo che quella vertebra si trova di solito in questa posizione), mentre i recettori vestibolari e oculari inviano segnali di posizione regolare. Se in questo conflitto l’informazione errata prevale, gli effettori muscolari provvederanno ad una non necessaria correzione della postura del cranio, che a sua volta causerà il disorientamento dei recettori vestibolari e oculari, il che comporterà l’invio al cervello di messaggi incoerenti: di tutto ciò la vertigine è il semplice sintomo clinico.

Il sistema Cranio-Mandibolo-Vertebrale può spesso assume un ruolo determinante nel corretto inquadramento del problema delle vertigini.

Infatti se da un lato la malposizione di una vertebra del collo può avvenire primariamente per traumi della colonna cervicale (ad es. colpi di frusta), essa può altresì rientrare in una compensazione da parte della colonna cervicale di una primaria malposizione mandibolare, dovuta per esempio ad un precontatto dentario deflettente I recettori vestibolari possono essere irritati da una malocclusione dentaria associata a malposizione mandibolare, più o meno associata a disfunzione o stenosi tubarica o a superinfezione batterica.

Nel recepire l’oriantamento spaziale, gli occhi risultano predominanti, tanto da prevalere su messaggi incoerenti provenienti dagli altri recettori: per questo, in alcuni casi, il paziente perde ad occhi chiusi l’equilibrio posturale che riesce a mantenere ad occhi aperti.. Anche gli occhi, peraltro, possono risentire di disfunzioni dell’Articolazione Temporo Mandibolare.

C’è infine da osservare che il meccanismo vascolare di insorgenza delle vertigini può costituire un fenomeno connesso con di una disfunzione del sistema cranio-mandibolo-vertebrale. Infatti gli atteggiamenti compensatori posturali della colonna cervicale (a seguito di una malposizione mandibolare), associati o meno a fenomeni di degenerazione artrosica, possono causare un ostacolato afflusso di sangue al cervello e allo stesso vestibolo attraverso le arterie vertebrali, che passano in successione attraverso i forami presenti nelle vertebre cervicali, e possono quindi risentire delle dislocazioni di queste ultime, e contribuire conseguentemente all’insorgenza degli episodi vertiginosi.

Purtroppo la componente patogrenetica legata al Sistema Cranio Mandibolo Vertebrale e all’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM) viene assai spesso trascurata sia a livello diagnostico che terapeutico, con netto privilegio della terapia farmacologia, la cui efficacia risulta spesso alquanto modesta, oltreché scarsamente convalidata al livello scientifico.

E’ importante invece che, in presenza di vertigini, specialmente qualora le indagini diagnostiche non riscontrassero cause organiche e le terapie specifiche si rivelassero inefficaci, si consulti anche un dentista-gnatologo esperto in problemi Cranio Mandibolo Vertebrali e in disfunzioni dell’Articolazione Temporo Mandibolare.

La vertigine tratta con il “BITE”

Autore Dr.Aldo Zecca

Un caso di vertigine trattato con il Bite

da ATTUALITA’ DENTALE DEL 30 ottobre 1999

Questo articolo mi offre l’occasione di esprimere un parere, che comunque nasce dallo svolgere quotidianamente la professione di odontoiatra e di medico di base. Il mio punto di vista è il seguente: molto spesso non si pensa ai denti come ad una possibile causa di problemi non dentali. In realtà, cefalee, otalgie, disturbi respiratori, patologie cervicali, della colonna vertebrale, della vista, per esempio, sono legate alla condizione dei denti e al rapporto tra le arcate. Un buono stato di salute, e una condizione fisiologica dell’ATM, sono presupposti necessari perchè una persona non solo mastichi, parli e respiri bene, ma eviti di andare incontro a disturbi che spesso il mondo medico non riconosce come collegabili ai denti medesimi.La capacità funzionale dell’ATM dipende in gran parte dalla condizione delle arcate, e non è raro che capiti di eliminare rumori, scrosci, dolori in sede temporo-mandibolare intervenendo anche minimamente sui denti. E il caso del “molaggio selettivo”, un intervento che regolarizza il rapporto tra le arcate dentali eliminando, anche solo con una carta di masticazione e una fresa, quei precontatti che causano problemi a volte seri. Comunque, in questo articolo illustro diagnosi e cura di un caso di vertigine trattato con un bite.

Metodi

II bite è una sorta di “apparecchio” che si pone tra le arcate e, in questo caso, è stato portato sempre, dalla paziente, se non durante i pasti. Ottenuta la guarigione dopo 4 mesi (pur avendo osservato una condizione di lento ma progressivo benessere a partire dalla prima settimana) la giovane 25enne ha continuato a portare il bite per altri 8 mesi. Durante tutto questo periodo, ho effettuato un controllo ogni 2 settimane, avendo cura di equilibrarlo ad ogni controllo. La paziente mi aveva chiesto di intervenire per individuare eventuali cause di una condizione di vertigine, non risolta altrimenti. Nel momento in cui io la visitai per la prima volta, stava assumendo FLUXARTEN MITE (1 cp. la sera per 15 giorni), prescritto dall’otorino, e aveva, in precedenza, assunto psicofarmaci, consigliati dal medico di base. La documentazione prodotta nel corso della visita e dell’indagine promosse dal collega otorino metteva in evidenza una assenza di ny oo spontaneo, un’iporeflettività labirintica destra e, in generale, un quadro compatibile con una forma periferica non ancora in compenso Considerando il fatto che la paziente denunciava il permanere della vertigine, immodifìcata, sulla base di una radiografìa telecranio, di una panoramica e dei modelli in gesso montati su articolatore con valori individuali, incominciai a studiare il caso.

L’analisi cefalometrica seconde RICKETTS metteva in evidenza i fatto che si trattava di un caso gravemente BRACHI La parte anteriore della faccia risultava essere molto bassa. Il rapporto antero-posteriore fra le basi mascellari evidenziava una I classe scheletrica. Il mascellare si presentava protruso, in quel primo studio, come protrusa era la mandibola. Le immagini (arcate senza bite e con il bite) mostrano come fosse poi evidente il fatto che l’incisivo superiore appariva molto retro inclinato e l’incisivo inferiore molto retruso e retroinclinato. Già le foto, ottenute con la mia videocamera munita di stampante, mettono in evidenza l’esistenza di un morso molto profondo, nonché di un overjet molto maggiore rispetto alla norma. Analizzando il profilo, si evidenziava una retrusione del labbro superiore.

Come dicevo, ho ottenuto un miglioramento da subito grazie al bite, sul quale avevo fatto inserire una vite che, allontanando via via le due metà della struttura, avrebbe allargato l’arcata superiore, affrontando così anche il problema dell’affollamento.

In sostanza, lo studio del caso clinico metteva in risalto alcune difformità scheletriche, riguardanti principalmente una sensibile riduzione della dimensione verticale, riferita all’altezza facciale inferiore. La naturale conseguenza, da un punto di vista articolare, è rappresentata da una dislocazione retrusa del condilo, da un solco sublabiale inferiore marcatamente accentuato, da un possibile risentimento della zona bilaminare posteriore, da una situazione di affollamento inferiore e da una sensazione di incarceramento mandibolare.L’applicazione di un Bite Piane, in questi casi, determina, da subito, un avanzamento mandibolare e pro­gressivamente la deprogrammazione occlusale e la riprogrammazione di un nuovo engramma occlusale più fisiologico.

Discussione

II successo del bite si è ottenuto. La vertigine è scomparsa, là dove precedenti terapie avevano fallito. Il bite ha agito sulla riduzione della dimensione verticale riferita all’altezza facciale inferiore, e quindi sulla dislocazione retrusa del condilo, nonché sull’incarceramento della mandibola. Si aveva la sensazione di uno “stato compresso”. Il bite tiene separate le 2 arcate (mentre affronta anche il problema dell’affollamento): così è promosso un avanzamento mandibolare, accompagnato da una deprogrammazione occlusale e dalla riprogrammazione di un engrammo nuovo e più fisiologico .

Riassunto

Ho risolto un caso di vertigine con il bite, e desidero, con questo articolo, stimolare i colleghi, in modo che pensino più spesso ai denti, anche quando affrontano disturbi e patologie non dentali. Lo scritto entra nei dettagli tecnici, ma, fondamentalmente, cosa ha fatto il bite? Ha determinato un avanzamento mandibolare e progressivamente la deprogrammazione occlusale e la riprogrammazione di un entrammo più fisiologico. Ha dunque deprogrammato e riprogrammato il rapporto tra le arcate. La paziente sta bene, è guarita, non accusa da tempo vertigini, e crede fermamente, ora, in questo modo di affrontare i problemi.

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