Voluminosa iperplasia fibrosa infiammatoria del mascellare superiore risolta con laser chirurgico

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Fig. 1 Aspetto clinico della lesione
Fig. 1 Aspetto clinico della lesione
Fig. 2 Asportazione mediante laser a diodi
Fig. 3 Controllo a un mese

CASO CLINICO

Il caso in esame si riferisce a una paziente di 72 anni, giunta alla nostra osservazione, che presentava a livello del fornice vestibolare superiore una vasta lesione esofitica molle, rosea, non dolente o dolorabile e non sanguinante (fig. 1). La paziente, non fumatrice, era portatrice di protesi totale superiore amovibile, non presentava particolari comorbilità e non assumeva farmaci. Riferiva la comparsa della lesione da circa 18 mesi, con un lento e progressivo aumento delle sue dimensioni. Il quadro anamnestico e clinico suggeriva il sospetto di un’iperplasia fibrosa benigna da protesi incongrua. La natura della lesione e l’assenza di patologie sistemiche che potessero controindicare l’intervento inducevano a programmare un trattamento chirurgico mediante l’impiego di tecnologia laser. Nello specifico si è optato per un laser a diodi con lunghezza d’onda di 808 nm che possiede un picco di assorbimento molto elevato per l’emoglobina ossidata e garantisce un’ottima azione di taglio dei tessuti vascolarizzati senza eccessivo danno termico e conseguente necrosi tissutale. La lunghezza d’onda di questo laser viene sfruttata in chirurgia orale, ma anche in parodontologia ed endodonzia, in virtù del suo effetto antibatterico. Eseguiti gli accertamenti ematochimici di routine e ottenuto il consenso informato della paziente per poter eseguire il trattamento, si procedeva ad anestesia infiltrativa locale senza vasocostrittore. La lesione veniva immobilizzata e trazionata mediante una pinza di Allis al fine di rimuovere dalla base il tessuto iperplastico che, date le dimensioni, veniva asportato in più frammenti (fig. 2). Il laser veniva utilizzato a una potenza di 2,5 W in continuo, con fibra ottica di 320 μm e fluenza pari a 1,9 kJ/cm2. L’intervento veniva condotto a termine senza applicare punti di sutura, grazie alla capacità di emostasi propria del laser. Per il decorso postoperatorio si prescrivevano sciacqui con collutorio alla clorexidina allo 0,2% (2/die per 15 giorni) e l’applicazione di un gel a base di acido ialuronico per favorire la guarigione della ferita per seconda intenzione. Il controllo a 7 e 30 giorni mostrava una guarigione ottimale senza esiti cicatriziali (fig. 3). La paziente riferiva la totale assenza di dolore e complicazioni postoperatorie. Il referto istologico confermava la diagnosi clinica di iperplasia fibrosa infiammatoria.

DISCUSSIONE

L’iperplasia fibrosa infiammatoria è una lesione reattiva della mucosa orale causata da un traumatismo reiterato, indotto per lo più da protesi incongrue. L’incidenza è del 5-10% dei mascellari riabilitati con protesi mobili ed è più frequente nel mascellare superiore rispetto alla mandibola. La maggior parte degli studi rivela una predilezione per il sesso femminile dato che le donne, per motivi estetici, tendono a indossare la protesi per periodi di tempo più lunghi. Inoltre i cambiamenti atrofici epiteliali, secondari alla menopausa, possono influenzare la reazione al trauma protesico. L’aspetto dell’iperplasia infiammatoria è quello di pliche di tessuto tra cui si vanno a inserire le flange protesiche. Le dimensioni della lesione possono variare da pochi millimetri di diametro fino all’intero coinvolgimento del vestibolo. In genere è asintomatica, ma a volte possono associarsi grave infiammazione e ulcerazione che causano dolore. Istologicamente è costituita da connettivo denso, ricoperto da epitelio pavimentoso pluristratificato. La lesione solitamente non regredisce con il semplice allontanamento della protesi, ma va asportata chirurgicamente; deve seguire la realizzazione di un nuovo manufatto protesico che si deve adattare bene alla nuova cresta edentula. In questi casi i vantaggi nell’utilizzo del laser, rispetto alla chirurgia tradizionale, sono in particolare: la riduzione del sanguinamento intraoperatorio, la possibilità di evitare il posizionamento di suture, la riduzione dell’edema e del dolore postoperatorio e la minima contrazione della ferita che si riflette in un’ottima guarigione senza esiti cicatriziali. L’effetto biostimolante indotto dal laser, inoltre, favorisce il processo di guarigione riducendo il rischio di complicazioni e il discomfort per il paziente.

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